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Storie, incontri, presentazioni, nuovi prodotti dalle carceri: allo showroom del Consorzio Vialedeimille ogni giorno succede qualcosa di nuovo.

15 FEB – Incontro “Il carcere è un lusso”?

gennaio 24, 2017 - Libri - ,
Possiamo permetterci il lusso del carcere senza costruire attraverso il lavoro percorsi concreti di reinserimento sociale? Ne discuteranno mercoledì 15 febbraio alle 18 nello spazio eventi del Consorzio VialedeimIlle il Provveditore Regionale dell’amministrazione Penitenziaria Luigi Pagano, Mario Rossetti, imprenditore e autore del libro “Io non avevo l’avvocato” e Susanna Ripamonti, giornalista e direttrice di “Carte Bollate”. “Alle 10 di sera varco la soglia della cella 326 del sesto raggio. Il cancello si chiude alle mie spalle. La chiave gira. Sono un carcerato”. Così Mario Rossetti racconta il suo primo giorno nel carcere di San Vittore: è il 23 febbraio 2010, Rossetti viene svegliato all’alba dalla Guardia di finanza. Per quattro mesi a San Vittore e poi a Rebibbia, Rossetti precipita nella terra di nessuno che è il carcere. La sua detenzione, in carcere e agli arresti domiciliari, è descritta nel libro “Io non avevo l’avvocato” (Mondadori). Oltre a raccontare la sua storia Rossetti non può fare a meno però di osservare il mondo del carcere con gli occhi dell’imprenditore, evidenziando gli sprechi e i costi altissimi di una struttura che dovrebbe essere luogo di reinserimento sociale ma al contrario genera disperazione e vuoto. Ogni detenuto costa allo Stato ogni giorno 123,78 euro, di cui 101 sono costi per il personale (fonte Associazione Antigone). Il tempo della pena per il detenuto inoltre dovrebbe essere quello dell’acquisizione di competenze professionali che gli permettano di rientrare in società con un lavoro e abbattere così la recidiva. Secondo le statistiche dal Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) a giugno 2016 su oltre 54 mila detenuti erano però meno di 16 mila ad avere un lavoro (circa 13 mila alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria, gli altri invece assunti da imprese e cooperative). “Il lavoro è l’elemento più importante del trattamento – afferma il Provveditore Pagano– Senza lavoro credo che si faccia demagogia della parola. È importante non solo far lavorare il detenuto all’interno del carcere ma anche dargli delle prospettive esterne, e far aprire il mercato al carcere e il carcere al mercato”.
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