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Installare pannelli fotovoltaici sui tetti delle carceri

By 25 Settembre 2023Blog

Installare i pannelli fotovoltaici sui tetti delle carceri, si può?

“Buon giorno a tutti … sono evidentemente lieto che questo incontro abbia avuto luogo, sono lieto che siate intervenuti qui a Bollate in area industriale, sono lieto che insieme a noi siano presenti tanti tecnici potenzialmente in grado di rendere generativa questa occasione”

Inizia così l’intervento di Pino Cantatore, Presidente della Cooperativa bee.4 al workshop “Carcere e transizione energetica” organizzato dal Consorzio VialedeiMille e dal Comune di Milano.

L’idea di questo workshop, il quarto di una serie di appuntamenti dedicati all’economia carceraria, nasce proprio da un imput di Pino Cantatore:  perché non installare pannelli solari sul tetto delle carceri? In questo modo si potrebbero rendere gli istituti autonomi dal punto di vista dei consumi di elettricità e/o acqua calda, proporre un importante incentivo – la gratuità dell’energia – per le attività lavorative interne e presumibilmente produrre ulteriore energia da mettere a disposizione della collettività.

Vi riportiamo l’intero intervento:

Il ciclo di incontri promossi dal Consorzio Viale dei Mille insieme al Comune di Milano ha l’obiettivo di parlare di lavoro in carcere dando visibilità a questo ambito, allargando le opportunità di conoscenza di chi sta fuori rispetto a quelle che sono le opportunità ed al potenziale che esiste dentro.

I numeri ufficiali del Ministero della Giustizia testimoniano di come parlare di lavoro in carcere oggi significhi parlare di un fenomeno estremamente rarefatto. Intanto partiamo dall’assunto che per noi lavorare in carcere significa far sì che le persone possano dedicarsi ad attività capaci di modificare in modo significativo il loro bagaglio professionale, contribuendo a dare il là a concrete prospettive progettuali rivolte al futuro.

Le attività lavorative di questo tipo sono poche, nei circa 190 istituti di pena presenti in Italia, il loro numero è pari a circa 750. Considerate che di questi 110 sono dipendenti di bee.4 qui a Bollate e che questo istituto di pena da solo può contare su circa 160/170 posti di questo tipo. Questo per dire che la situazione è molto difficile: il lavoro è poco e si fa un’enorme difficoltà ad avvicinare le imprese ad un sistema che fatica a trovare modalità di ingaggio e di articolazione sostenibili con il mondo del lavoro.

Se a questo aggiungiamo il dato sulla recidiva (fonte CNEL 2022) che si assesta al 70%, il che significa che 3 persone su 4 rientrano in carcere per nuovi reati nel giro di 12/24 mesi e che si riduce al 2% rispetto a chi nel carcere ha seguito percorsi di formazione e lavoro, abbiamo la fotografia esatta di quanto sia importante il lavoro in carcere.

Bollate da questo punto di vista può rappresentare una straordinaria opportunità per dimostrare che alcuni percorsi, alcune strade che altrove parrebbero impercorribili, qui diversamente sono praticabili: un laboratorio dove testare modelli di intervento replicabili anche in altri contesti meno preparati alla collaborazione con l’esterno, a condizione di essere capaci di ricreare le condizioni minime necessarie alla replicabilità.

Il fatto che i numeri del lavoro in carcere siano questi nonostante oltre venti anni di legge Smuraglia, e malgrado anni di progettualità e iniziative tese a creare sviluppo crediamo rappresenti il livello di complessità e di fatica che l’Amministrazione penitenziaria ha incontrato e ancora incontra nel costruire relazioni durature e proficue con il mondo delle imprese.

Lavorare in carcere non può significare infatti solamente mettere a disposizione degli spazi, e degli incentivi economici; lavorare in carcere implica il doversi confrontare con tutto un universo di logiche, linguaggi, prassi e vincoli che oggettivamente allontanano le imprese dal core del loro impegno, rallentandone il funzionamento ed in ultima analisi l’efficienza.

Un esempio plastico di questa difficoltà nella gestione dei rapporti e delle priorità è rappresentato dal memorandum promosso lo scorso anno dai Ministri Colao e Cartabia che ha visto la partecipazione delle principali società del settore TELCO in Italia. A fronte di numeri a 4 cifre e grandi manifestazioni di interesse, il tavolo tecnico è riuscito ad incontrarsi due volte arenandosi da subito e lasciando spazio ad iniziative locali che a macchia di leopardo stanno funzionando senza che nei fatti sussista una cabina di regia comune, una forma di apprendimento comune ed una modellizzazione delle esperienze (poche) che stanno producendo numeriche interessanti.  Un esempio chiaro di come si stia facendo una grande fatica a finalizzare capitalizzandolo il coinvolgimento di importanti imprese resesi disponibili a definire una strategia comune di intervento.

Non crediamo si tratti di un caso che oltre l’80% dei posti di lavoro in carcere sostenuti dalla legge Smuraglia siano appannaggio di imprese sociali, imprese che nel loro DNA hanno il conseguimento di una finalità altra accanto al business e che sono culturalmente più inclini all’individuazione di punti di equilibrio rispetto alle pratiche ed ai limiti che l’organizzazione del carcere inevitabilmente mette di fronte a chi fa impresa.

L’evento di oggi rappresenta dal nostro punto di vista una grande opportunità tanto per le imprese, quanto per l’Amministrazione penitenziaria ed infine per le persone detenute. Stiamo vivendo una fase storica di grande trasformazione, le tensioni internazionali di questi ultimi anni hanno innescato una profonda crisi dei vecchi modelli di approvvigionamento energetico riportando in primo piano il tema dell’indipendenza energetica: l’inverno dello scorso anno è stato molto difficile per le imprese del settore energia, ce ne siamo ben accorti anche noi qui a Bollate dove all’interno del call center gestiamo i servizi di assistenza clienti per 8 committenti del settore.

Alcune imprese sono fallite, altre hanno visto dimezzarsi il volume delle attività, altre hanno dovuto far fronte a momenti di profonda crisi.

Gli istituti di pena consumano molta energia, sono attivi 24 ore al giorno, custodiscono persone, devono assicurare temperature al di sopra di una certa soglia in inverno, in estate devono climatizzare gli uffici.

A fronte di questi consumi l’Amministrazione Penitenziaria si pone nelle vesti di un utilizzatore tradizionale, passivo, che acquista energia sul mercato per far fronte ai suoi fabbisogni, salvo poi trovarsi in forte difficoltà nell’onorare i costi del proprio fabbisogno energetico.

Oggi dovremmo trovarci qui con l’obiettivo di dimostrare che un altro paradigma di approvvigionamento energetico è possibile anche e soprattutto per i luoghi di pena, riuscendo a trasformare quello che oggi è indiscutibilmente un problema, in un’opportunità:

 

  • di risparmio di risorse economiche Pubbliche;
  • di formazione e lavoro per le persone detenute coinvolgibili tanto nella fase di installazione quanto in quella di manutenzione nel tempo degli impianti;
  • per dimostrare l’effettivo potenziale presente nei luoghi di pena.

Nel corso degli ultimi anni abbiamo in numerose occasioni sollecitato l’Amministrazione Penitenziaria su questo tema, chiedendo di valutare la possibilità di installare proprio qui sul tetto dell’area industriale un impianto fotovoltaico capace di soddisfare i bisogni energetici di tutte le imprese impegnate in questo istituto, oltre che del carcere, incontrando da parte dei ns. interlocutori un interesse, che però faceva il paio con la scarsa conoscenza di quelle che avrebbero potuto/dovuto essere le strade giuste da percorrere per valutare l’effettiva realizzabilità di simili progettualità.

Su tutti il problema su cui in più occasioni si è tornati senza mai riuscire ad avviare un’interlocuzione in grado di fare un passo in più nella direzione della comprensione delle regole del gioco, era quello relativo al coinvolgimento dell’Agenzia del Demanio in qualità di Ente gestore del patrimonio immobilitare dello Stato.

Oggi a questo tavolo è presente l’Amministrazione Penitenziaria, sono presenti importanti società del settore energia, è presente l’autority ARERA, sono presenti organizzazioni del settore formazione .. ed è presente anche l’agenzia del demanio con il dott. Lustro, che spero potrà dirci qualcosa in più rispetto al fatto che questi progetti in grado di modificare il paradigma di approvvigionamento energetico di cui parlavamo prima siano o meno realizzabili in un simile contesto

Noi come impresa sociale ci mettiamo a disposizione di questo tavolo portando la ns. esperienza di lavoro accanto alle persone con problemi di Giustizia rendendoci disponibili ad individuare modalità concrete affinché simili progettualità possano concorrere anche alla creazione di lavoro autenticamente professionalizzante per le persone diversamente libere.

Vogliamo portare concretezza, realismo, sincerità, carattere e consapevolezza, per contribuire a trasformare il carcere da una voce di costo ad una risorsa per la società.

Scopri di più sul workshop e sui prossimi appuntamenti.

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